Sicuri che sia un male snellire le redazioni?

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Una risposta

  1. Sabatino Di Maio ha detto:

    Come sempre puntuali le analisi di Esposito che si rivelano sempre circostanziate e proposte con un vocabolario accessibile. L’editoria in Italia, tema affrontato in più di un articolo, è questione scottante e sempre troppo poco dipanata, soprattutto dai giornalisti. L’effetto è quello, a mio parere, di una – almeno – generazione di giornalisti, che spesso riversano nelle pagine dei giornali, rielaborazioni macinate di agenzie di stampa, perdendo il senso di un mestiere bellissimo che vede come una delle principali prerogative di chi lo fa, la curiosità, la capacità di interpretazione, la sana competizione di arrivare prima del collega, e stare sempre sul pezzo. Pionieristiche le imprese dei grandi maestri, che, da Montanelli a Bocca, per citare solo i “top player”, hanno insegnato che la penna e il taccuino sono gli unici, soli alleati per chi agogna a farsi chiamare giornalista. Perchè essere giornalista non è uno status sociale. Concordo inoltre con Esposito quando afferma che, in buona sostanza, molti editori hanno mirato solo ad acchiappare fondi per l’editoria, facendo crescere a dismisura redazioni elefantiache di deskisti, senza nè mirare a far crescere i contenuti, nè ad adeguarsi a fornire risposte adeguate alle alternative della tecnologia.

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