Novità sul mondo della comunicazione

La stampa italiana e il Venezuela

In queste ore fa molto discutere una news diffusa da Televideo Rai smentita su Facebook da testimoni presenti a Caracas. Si tratterebbe dunque di una fake news. Cresce sui Social la critica al ruolo dei media tradizionali nella formazione della pubblica opinione sui fatti venezuelani. Maduro è un eroe moderno o un dittatore contemporaneo? Ognuno cerca, in estrema sintesi, di dare una risposta attraverso le informazioni veicolate. A questo punto ho verificato come le news di ieri fossero state riportate oggi da dieci quotidiani cartacei.

Si affida al vaticanista Luigi Accattoli il Corriere della Sera per riportare la news relativa all’invito del Papa a sospendere l’insediamento dei 545 componenti dell’Assemblea Costituente che ha il potere di riscrivere la Carta, di modificare le leggi e di sciogliere il Parlamento attualmente ostile al presidente Nicolas Maduro. Tanti altri Paesi lo hanno chiesto prima di Papa Francesco, tra questi anche l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Da aprile ad oggi le cifre parlano di 120 morti negli scontri sociali in atto nel paese. L’Ue e gli Usa valutano sanzioni.

Più duro nel linguaggio e nei toni è Omero Ciai che nelle pagine di Repubblica parla di “neo dittatore venezuelano” che fa piazza pulita oltre che degli avversari politici anche “dell’unica figura istituzionale che si oppone”, la procuratrice generale Luisa Ortega Diaz che ha aperto una inchiesta sui presunti brogli elettorali. Ciai ci informa che il Mercosur (il mercato comune dell’America meridionale) sta studiando eventuali sanzioni.

Per Domenico Agasso, il vaticanista della Stampa, il forte pressing del pontefice, di cui analizza l’intero comunicato emesso dalla Santa Sede, è determinato dalla “concreta paura dello scoppio di una guerra civile”.  La Stampa ricorda i precedenti della Polonia con Giovanni Paolo II e della Colombia, proprio in questo pontificato.

Per il Messaggero ritornano nel parlamento le immagini di Hugo Chavez e Simon Bolivar e i chiavisti tirano diritti nonostante le richieste della Santa Sede. Molto interessante il profilo del nuovo presidente dell’Assemblea Costituente Delcy Rodreiguez, 47enne ex ministro degli Esteri, che nel suo discorso si rivolge “all’opposizione fascista” e definisce gli “Usa come un impero barbaro”. L’autore dell’articolo parla di una“grande manifestazione di protesta” in contemporanea all’insediamento della Costituente e di “lancio di bombe incendiarie” contro l’ambasciata spagnola, all’indomani della proposta del premier Rajoy di richiesta sanzioni alla Ue. Per il Messaggero il paese è alle prese con arresti – degli oppositori – e fughe – dei magistrati designati dal parlamento -.

Per Manila Alfano de Il Giornale oltre a ribadire le ragioni dell’intervento papale sui fatti interni della Repubblica Bolivariana del Venezuela ricorda l’invito alle “Forze di sicurezza ad astenersi dall’uso eccessivo e sproporzionato della forza”. Il Giornale ricorda che ad un leader dell’opposizione sono state concessi gli arresti domiciliari mentre altri ancora sono in carcere.

Per Gianluca Veneziani di Libero “finalmente Bergoglio ha mutato approccio con il dittatore venezuelano” ricordando la nota della Santa Sede. Libero, che sembra avere le idee chiare su Maduro, ragiona sulle “titubanze colpevoli di Bergoglio che guardava in maniera benevola alle esperienze di governo social-populiste sudamericane” soprassedendo anche alle “aggressioni anti-cristiane e anti-ecclesiastiche”. Per Libero la colpa di tale “atteggiamento irresoluto del Papa deriva anche dal nuovo superiore generale della Compagnia di Gesù, il venezuelano Arturo Sosa che riteneva che all’origine della crisi ci fosse la “rendita petrolifera gestita direttamente dallo Stato”. Libero conclude ritenendo “geopolitica” la strategia di Bergoglio che visti i difficili rapporti con due presidenze sudamericane, argentina e brasiliana, non vuole inimicarci anche quelle venezuelana e boliviana.

Per Pierfrancesco Curzi del Fatto Quotidiano la news più rilevante è la fuga delle toghe venezuelane a Panama che ha concesso loro asilo politico. Anche per questo quotidiano le parole di Bergoglio, poste al termine dell’articolo, sono “tardive”. Il Fatto Quotidiano ci ricorda come oltre agli Usa e all’Ue anche Colombia, Panama, Perù, Argentina, Spagna e Messico non riconoscano i risultati del referendum.

Il Foglio con Maurizio Stefanini ci ricorda come i paesi che non accettano il referendum venezuelano siano addirittura circa quaranta e parla subito di sanzioni in essere e allo studio. Il Foglio parte dalla “confessione di brogli da parte della società incaricata di gestire il voro referendario secondo cui almeno un milione di voti sia stato aggiunto al conteggio finale” e della conseguente richiesta dei parlamentari – ormai esautorati –  alla procuratrice generale, Luisa Ortega, di indagare sull’accaduto. Stefanini ricorda giustamente come la Smartmatic, la società che si è occupata del voto elettronico, sia una creatura venezuelana che crescendo ha gestito elezioni in 15 paesi e l’anno scorso anche le primarie repubblicane. L’opposizione venezuelana parla di 3 milioni di votanti, Smartmatic di 7 milioni di votanti e il governo di 8 milioni.

Per Luca Miele di Avvenire le parole della Segreteria di Stato vaticana sono “parole nette, accorate” e “l’attenzione del vaticano da mesi impegnato”. Per Avvenire dal 4 aprile ad oggi i morti sono 125 e “da molto tempo non si registrava una presa di posizione simile a questa nota diplomatica”. Miele entra nel dettaglio dei lavori della prima riunione della Costituente e dell’attenzione che il nuovo presidente dell’Assemblea ha dedicato alla Chiesa venezuelana. Avvenire mette dunque in evidenza i “segnali di distensione” degli uomini e delle donne di Maduro e arricchisce l’articolo con una panoramica del paese sudamericano impiegando dati del Fondo monetario internazionale, di Amnesty international e la portavoce del Dipartimento di Stato Usa, con una lettera di due parlamentari che ricordano come l’autorizzazione per la fornitura di armi italiane al Venezuela sia stata sospesa e con una intervista a Gilberto Bonalumi, consigliere Ispi per l’America Latina che ricorda come “a questo punto solo la Santa Sede potrebbe aiutare a riannodare i fili grazie al credito di papa Francesco e del segretario di Stato il cardinale Pietro Parolin, ex nunzio a Caracas”.

Ampio lo spazio che Il Manifesto dedica alle vicende venezuelane, partendo dalla nota vaticana che percepisce che “il momento è determinante e bisogna evitare una guerra civile”. Per il Manifesto ieri “una protesta delle opposizioni sarebbe stata dispersa dalle forze di sicurezza con gas lacrimogeni”. Claudia Fanti scava nella Chiesa venezuelana pone l’accento sulle divisioni ecclesiastiche tra l’arcivescovo di Caracas che giudica illegale il referendum di Maduro – mentre la Fanti ricordi l’ampia legittimità della “possibilità di convocare l’Assemblea Costituente da parte del presidente della Repubblica” – e il gesuita Numa Molina, parroco di una chiesa a Caracas, più vicino a Maduro. Il parroco gesuita critica con risolutezza la Compagnia di Gesù e la Conferenza episcopale venezuelana che appoggiano le opposizioni della Mud. Claudia Fanti ci ricorda anche la discesa in campo a favore di Maduro dell’ordine delle Religiose del Sacro Cuore che ricordano i successi di Maduro sull’educazione e sanità gratuite, sui diritti del lavoro, salariali e sociali. Le religiose asseriscono anche che la mancanza di beni di consumo sia dettata dalla strategia capitalistica delle industrie venezuelane che riducendo la produzione e accrescendo i prezzi sollevano le masse contro Maduro. Tesi quest’ultima ripresa nell’articolo di Marinella Correggia dal Movimento agricolo venezuelano che denuncia il “piano di destabilizzazione capeggiato dagli Stati Uniti”. Per ultimo Matteo Bordolon affronta lo spinoso problema del crescente indebitamento del Venezuela causato dal “declino delle entrate dello Stato” e su cui puntano i fondi internazionali speculativi, hedge funds, banche private e fondi pensione che acquistano i rischiosi bond del governo venezuelano ad alto margine di guadagno. Per Matteo Bortolon ci sono già “avvoltoi finanziari” che puntano sull’insolvenza di Caracas e sul rischio default.

Domani sarà una nuova calda giornata nel mondo dell’informazione: la procuratrice generale Luisa Ortega è stata rimossa dalla Costituente e subito è stato nominato il suo successore mentre il Mercosur ha sospeso il Venezuela per “rottura dell’ordine democratico”. Un nuovo fronte in questa estate rovente.

pubblicato sul quotidiano online “Affari Italiani”

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