Competitività e crescita nella UE: le idee di Barroso

Il presidente Barroso Brillante lezione quella del presidente José Manuel Barroso stamani all’Università Suor Orsola Benincasa a Napoli. Ancora per qualche giorno presidente della Commissione europea. Ecco in sintesi alcuni punti della sua lectio magistralis.

Dieci anni e tre crisi gestite: crisi costituzionale, crisi del debito sovrano e crisi politica e militare Ucraina-Russia. Dal ripudio della Costituzione europea di Francia e Olanda al No referendario irlandese al Trattato di Lisbona, mentre la crisi del debito sovrano proviene dalla crisi finanziaria internazionale che l’UE ha fronteggiato ricorrendo a prestiti e programmi specifici per i Paesi più critici, Grecia, Spagna, Portogallo e Italia. Alla fine della crisi forse si arriverà ad un impegno economico complessivo vicino ad 1 biliardo di euro. Ben diversa è la crisi Ucraina-Russia che nasce dalla firma dell’accordo di associazione tra Kiev e Bruxelles. Su questo la Commissione di Barroso ne ha fatto una questione di principio.

Primi al mondo per la serietà delle specifiche legislazioni, la Commissione UEha oggi competenze che prima non aveva e che servono anche per assicurare stabilità e imparzialità. Può ad esempio bocciare i bilanci dei Paesi membri ma serviva avere una agenzia super partes per far ciò. E a proposito di stabilità oggi in Europa soffriamo per l’eccessiva disoccupazione che può ridursi solo se riprendiamo a crescere stimolando la domanda. Ci voleva un forte consolidamento fiscale e lo abbiamo ottenuto. Ora servono investimenti strutturali e per questo avevamo richiesto più soldi per il nuovo bilancio ma gli Stati membri non hanno accettato. Dal 2014 al 2020 ci saranno mille miliardi di euro di cui 40 miliardi all’Italia.

In Italia gli investimenti sono stati i più bassi di tutta l’Europa e questo contribuisce a far perdere competitività al Paese. Ci vogliono riforme strutturali quali il Job Act. L’Italia ha la più alta tassazione sull’energia rispetto all’intera Europa. Tutto ciò comprime la competitività nazionale.

Ho sempre difeso l’indipendenza della BCE necessaria alla sua credibilità.

La commissione UE e la BEI sono fortemente concentrati sulla crescita, sulla stabilità, sulla lotta all’evasione fiscale, sul superamento di ogni protezionismo e sull’unione bancaria. Nel futuro avremo bisogno di far crescere una comune politica estera e una comune politica della difesa, ma prima bisogna estendere il mercato comune anche all’energia e al digitale. Non è sufficiente il solo mercato comune delle merci.

Ricordiamoci che nessun paese europeo da solo potrà mai fronteggiare Usa, Cina e Russia. Abbiamo bisogno di una unione europea sempre più solida. Nessun paese oggi vuole cedere la sua sovranità, bisogna solo condividerla.

Per ultimo il presidente della Commissione UE ricorda ai capi di governo che non è corretto addossare le colpe della mancata crescita alla Germania perché tutte le principali decisioni sono prese dal Consiglio europeo nel quale decidono tutti assieme. Chi critica la Germania mostra solo debolezza.

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